La presentazione del rapporto Bankitalia rappresenta indubbiamente una utile occasione di confronto, alla quale mi sono sempre rapportato con grande franchezza, senza timori di alcun tipo e soprattutto senza nascondere la reale portata dei problemi con i quali ci troviamo a fare i conti . E credo che i presenti al dibattito di ieri l’altro a Potenza, nell’autorevole cornice del campus universitario di Macchia Romana, me ne possano dare atto, anche se – per evidenti ragioni organizzative, legate ai tempi di chiusura dei giornali – nella edizione di ieri dei tre quotidiani locali si trova traccia della sola conferenza stampa mattutina tenuta dal direttore della Filiale potentina di Bankitalia e dai due materiali estensori del rapporto economico. Niente di grave. Credo che l’utile lavoro in questione – al pari di altre, autorevoli occasioni di confronto – ci consenta di superare gli ambiti angusti della cronaca, per proiettarci in una dimensione di lungo respiro. Che è quella alla quale ci ha recentemente richiamato, con il senso di responsabilità che tutti gli riconosciamo, lo stesso governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, parlando della necessità di creare un clima di fiducia nel Paese. Perché è chiaro che senza una visione positiva del futuro non andremo da nessuno parte. Né qui in Basilicata, né altrove.
Da questo punto di vista, devo dire con grande franchezza che il taglio dato dal rapporto Bankitalia sulla situazione dell’economia lucana più che innescare quel clima di fiducia di cui parla Draghi, rischia di alimentare – sicuramente in buona fede - una sorta di disincantato pessimismo sulla base di dati che mi permetto di contestare.
L’ho detto chiaramente l’altra sera. Lo ripeto oggi. Personalmente sono convinto che il Pil sia ormai un indicatore obsoleto, non più in grado di fotografare la reale condizione economico-sociale di una comunità. Basti dire che il prodotto interno lordo non tiene conto della qualità ambientale e dei costi ad essa correlati. Però questo non significa che dobbiamo sottrarci da un confronto puntuale sul Pil, così come esso è attualmente articolato. L’importante è utilizzare i dati ufficiali. In questo caso quelli dell’Istat, che saranno disponibili solo a novembre. Invece la stima del Prodotto interno lordo del 2010 riportata dal rapporto della Banca d’Italia è di fonte Svimez ed indicherebbe un calo di oltre un punto percentuale rispetto al 2009. Guarda caso, una stima del Pil regionale diversa, ma altrettanto autorevole rispetto a quella Svimez, di fonte Unioncamere parla invece, sempre per il 2010, di una crescita del prodotto interno lordo dello 0,5 per cento che inverte l’andamento recessivo del 2009, caratterizzato da un segno meno del 4,5%. Certo, si tratta di una crescita pari a meno della metà del dato nazionale, ma indicativa comunque di una fuoriuscita, perlomeno sotto il profilo produttivo, dalla recessione vera e propria. Per di più, questa tendenza alla ripresa è confermata anche dai primi dati disponibili per il 2011.
Precisazioni importanti vanno fatte anche rispetto all’analisi catastrofista, condotta dal rapporto Bankitalia, sul mercato del lavoro. Il 2010 – lo sappiamo tutti – è stato un anno nero, dal punto di vista occupazionale. Nello stesso tempo, però, i dati dei centri per l’impiego riferiti allo scorso anno evidenziano come vi sia stato un incremento degli avviamenti al lavoro del 14,7%, rispetto al 2009. Il che segnala un ritrovato dinamismo che è anche di per sé un segnale di graduale, sebbene ancora insoddisfacente, fuoriuscita dal tunnel della crisi. Poi, sia chiaro: non tutte le tipologie del lavoro sono coinvolte da tale ripresa. Sono soprattutto le mansioni meno qualificate e meno retribuite ad essere in crescita, e ciò è normale in una fase in cui le imprese sono ancora affette da una sostanziale fragilità finanziaria.
Il problema vero – che vado peraltro evidenziando da tempo – è che in Basilicata non manca il lavoro. Ma un certo tipo di lavoro. Noi abbiamo una platea giovani tra i 20 e i 24 anni diplomati e laureati (pari a circa l’85 per cento, contro una media nazionale di poco meno del 76%) che non accetta di lavorare per le mansioni dequalificate e semiqualificate che le imprese sono disponibili ad offrire loro, con la conseguenza di avere sempre più extracomunitari inseriti nella nostra comunità.
Nel turismo, poi, è arduo parlare, come fa il rapporto Bankitalia, di stagnazione. A livello nazionale, i viaggi per motivi di vacanza nel 2010 sono diminuiti di quasi il 12 per cento, mentre da noi vi è stato un incremento degli arrivi del 5,7% ed una stabilità delle presenze dello 0,1%, con un significativo incremento in quest’ultimo caso dell’apporto dato dagli alberghi a 4 e 5 stelle, dove la crescita in termini di presenza è stata dell’1,2%. Come dire: in un anno “nero” per il turismo italiano la Basilicata ha tenuto. Ed è anzi addirittura cresciuta, sia pur di poco. Immaginiamoci cosa sarebbe accaduto in un periodo in cui i consumi delle famiglie italiane non fossero stati colpiti dagli effetti della gravissima recessione globale.
Qualcuno dirà: si può fare di più e meglio? Personalmente sono convinto che non solo possiamo, ma dobbiamo migliorare. E su questo sto spronando la macchina amministrativa regionale. Ma lo dobbiamo fare partendo dal lavoro fatto. Senza dimenticare, per esempio, che per il solo avviso per le Pmi sono state ammesse 127 a domande per circa 66 milioni di euro. Che altri 5 milioni di euro di investimento fanno capo alle domande dell’avviso Senisese. Che dal primo gennaio 2010 ad oggi Sviluppo Basilicata ha esaminato oltre 630 progetti di impresa di cui 77 a valere sulla misura “lavoro autonomo” (2 milioni di euro) e 147 a valere sulla misura “microimpresa” (circa 9 milioni di euro). Per non parlare degli oltre 13 milioni riferiti al bando innovazione con 7 aziende già ammesse e altre 33 potenzialmente ammissibili a seguito di integrazioni alla documentazione presentata.
Torno a dire: dobbiamo fare sempre di più e meglio. Ma non si può disconoscere il grande lavoro fatto in questi ultimi anni dal Dipartimento Formazione e Lavoro con le risorse del Po Fse, rivolte ai giovani disoccupati con un’età compresa tra i 18 e i 35 anni, sia sotto il profilo della formazione che dell’occupazione.
Alcuni dati: a ridosso della crisi, e cioè nel 2008, è stato pubblicato il bando “generazioni verso il lavoro” con uno stanziamento di 38 milioni di euro. A marzo 2010 sullo stesso avviso è stato approvato uno scorrimento della graduatoria. Sempre lo scorso anno, è stato pubblicato il bando per le work experience con una dote finanziaria di 7,4 milioni di euro. Sono pervenute presso gli uffici del Dipartimento 4.200 candidature per le quali sono attualmente in corso le procedure di valutazione. Oltre 7.200 domande, invece, sono pervenute per la partecipazione all’azione sperimentale “Un ponte per l’occupazione”, con un impegno di oltre 29 milioni di euro. Degno di nota è anche il catalogo regionale dell’alta formazione cn un impegno di spesa di circa 16 milioni di euro, per consentire a 538 giovani lucani di partecipare ad uno dei 34 corsi presenti in catalogo.
In conclusione: ci sono circa 12 mila giovani che, contrariamente a quanto si vorrebbe far credere, alimentando un clima di generale sfiducia, un lavoro lo stanno cercando attivamente. La verità è che, sfatando alcuni luoghi comuni, la Basilicata oltre ad essere, come taluni dicono, “terra di bamboccioni” è anche – e soprattutto – terra di persone capaci. Di giovani onesti. Volenterosi, che ogni giorno si spaccano la schiena per costruire il proprio futuro. E noi continueremo a mettercela tutta per fare realizzare i loro sogni.


