Da stampa e rete

«Non ne sapevo niente»

di "Il Quotidiano della Basilicata"

«Non ne sapevo niente»


ORA che c’è proprio una cartaacantare  che per anni – almeno due – in Regione si sapeva è s’è fatto finta di niente, chi sa dovrebbe parlare. Invece di parlare si parla poco in quel di via Anzio, tra chi rimanda ad altre sedi e chi amalincuore si fa inseguire dai giornalisti. L’atteggiamento è comprensibile, anche perché, al di là delle pesanti responsabilità politicoamministrativedichi haomessoche un inceneritore (chiamiamolo come si chiama) stava impattando sul territorio inquinandolo senza pietà, all’orizzonte si stagliano ben altre responsabilità, un tantino più preoccupanti, che la Procura di Potenza sta vagliando talmente bene da non far trapelare una piega dell’indagi – ne in corso.
Ricapitoliamo: dal marzo duemilasette e almeno fino al 2009,quando finalmenteci siaccorge che “oh, Fenice inquina!”, negli uffici del dipartimento regionale Ambientesono arrivatecontinuesegnalazioni dell’Arpab sui dati inquietanti relativi al territorio su cui opera l’inceneritore. Lo sanno tutti, ma nessuno fa nulla. Per due anni. Non si ha notizia di una segnalazione del capo dipartimento, né degli assessori che si sono alternati alla guida di questo delicato settore dell’am – ministrazione regionale, ossia Giovanni Rondinone e Vincenzo Santochirico. Chi c’era prima di quelle comunicazioni, ossia l’attuale assessore alle attività produttive Erminio Restaino, ieri assente in aula, non ha chiesto conto all’Arpab, né a Fenice di fornire quanto dovuto.
Chi c’è ora, ossia l’assessore e vicepresidente Agatino Mancusi, rivendica la «rivoluzione », così la chiama, che ha apportato al suo dipartimento, rinunciando a rilasciare dichiarazioni prima di aver chiaro il quadro della situazione e con ciò rimandando al quattro di ottobre, data del consiglio regionale ad hoc, tutto quello che ha da dire, «senza peli sulla lingua», annuncia. Nel frattempo che aspettiamo, però, registriamo dalla politica alcune cose. Il silenzio prima di tutto. La corsa a bollare le inchieste giornalistiche condotte per ristabilire la verità sui coni d’ombra di questa vicenda comemero gossip.La paura dannata che Fenice richieda il risarcimento minacciato in caso di chiusura. L’impreparazione all’evento, mitigata dall’istituzione della commissione d’inchiesta. C’è imbarazzo, profondo imbarazzo per una materia che ti rende impopolare come nessuno, se non la sai gestire: l’am – biente. Lasciamo per un attimo da parte chi doveva informarsi e non l’ha fatto. Ma una volta acquisite quelle documentazioni, chi poteva sapere, perché non ha detto? Vincenzo Santochirico è diventato assessore il 30 giugno del 2007. Sappiamo ormai che quelle carte, nei suoi uffici, erano presenti dal marzo dello stesso anno. Non ne sapeva niente? Nessuno gliel’ha detto? Sapeva e ha taciuto? Perché ha aspettato due anni per darsi una mossa?
Giornale in mano e pezzo “scottante”letto a quattr’occhi, riga per riga, gliel’abbiamo chiesto. «Se lo avessi saputo avrei fatto come nel 2009. Mi sarei attivato come testimoniano i tavoli che ho sollecitato con Arpab e Fenice, lemie continue richieste di chiarimenti, le sollecitazioni per il piano di caratterizzazione ».Mentre parlaSantochirico ci mostrafitta documentazione,scaricata nella stessa mattinata da Basilicatanet, di quanto afferma. Va bene il 2009, ma le carte due anni prima c’erano e lui pure.
«Le trasmissioni sono di marzo e io arrivo a luglio. Non me la sento di incolpare gli uffici, ma a me nessuno ha mai detto niente di quei dati allarmanti, mai. Diquesto nesono certo».Già, manegli uffici quelle carte ci sonorimaste anche a luglio e le trasmissioni dall’Arpab sono continuate nei mesi a venire. «A me non hanno detto niente. Mi sono occupato della procedura aperta dell’Aia che però, non solo in Basilicata,maa livellonazionale, ci faceva procedereperproroghe. Appena, come testimonia anche quanto ha detto Navazio, già sindaco di Melfi, al Quotidiano, ho saputo nel 2009 di attività di inquinamento, non ho perso un minuto».

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