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Sostegno al referendum elettorale rimasto in campo

Sostegno al referendum elettorale rimasto in campo

“I cittadini devono riappropriarsi del diritto di scegliere i propri rappresentanti al Parlamento; un diritto che non può, in alcun modo, essere delegato alle segreterie dei partiti attraverso liste bloccate per la scelta dei candidati alla Camera e al Senato. Per queste ragioni ho aderito al Comitato promotore del referendum per cambiare la legge elettorale”.
Con queste parole, nello scorso giugno, aderivo al comitato per cambiare la legge elettorale.
Il referendum era quello proposto da Passigli, Sartori e tanti altri esponenti della società civile, che mirava ad eliminare il sistema dei “nominati”, ridare il potere e la responsabilità delle scelte ai cittadini, superare un meccanismo che consentiva di ottenere una maggioranza assoluta ampia in Parlamento anche con una minoranza di consensi nelle competizioni elettorali, ritornare ad un sistema proporzionale corretto da una soglia d’ingresso consistente.
Quando si sovrappose un’altra iniziativa referendaria – che si proponeva anch’essa di abrogare il Porcellum, ma tornando al cd. Mattarellum (collegi uninominali e quota minoritaria con la proporzionale) – avvertii il rischio che si creasse confusione, che vi fossero incomprensibili manovre e vecchi riti, che si ritornasse a divisioni paralizzanti .
Per queste ragioni, proposi il 18 luglio scorso, che i promotori dei diversi referendum elettorali si alleassero nella raccolta delle firme, essendo accomunati dall’obiettivo di superare il Porcellum. Poi sarebbe stata la Corte a valutarne l’ammissibilità e, in ultima istanza, gli elettori a scegliere.
O, ancora meglio, già allora concludevo, proprio sulla spinta delle firme raccolte e dei referendum incombenti, sarebbe stato il Parlamento ad archiviare il Porcellum e restituire lo scettro al popolo.
Questa motivazione è ancora più vera oggi essendo rimasta in corsa una sola iniziativa referendaria, quella che vuole superare il sistema delle liste bloccate e dello sproporzionato premio di maggioranza riproponendo i collegi uninominali.
Non è quella alla quale avevo originariamente aderito e che però è sfumata per la rinuncia dei promotori.
E’ una diversa la cui soluzione derivante dall’accoglimento non mi persuade pienamente, a dire il vero, perché residuerebbe il rischio di alleanze forzate nei collegi uninominali e di imposizioni centralistiche nella quota proporzionale.
Ma, in assenza di un impulso e di un appuntamento referendari, si correrebbe il rischio che il Parlamento non legiferasse e perciò si arrivasse alle prossime elezioni col sistema attuale, il vituperato Porcellum.
Perciò firmerò per il referendum elettorale rimasto in campo e sosterrò le iniziative per la raccolta delle firme, nella convinzione e con l’auspicio che ciò obblighi il Parlamento a dare al Paese una nuova, buona e giusta legge elettorale, che restituisca realmente al cittadino la scelta dei suoi rappresentanti istituzionali, eviti governi di minoranza, sottragga gli eletti a ricatti e condizionamenti in modo che rispondano solo alla loro coscienza e ai loro elettori.

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