Caro Direttore,
ho seguito il festival di Sanremo (cosa che non facevo da anni) e ho molto apprezzato come il tuo giornale e tu personalmente abbiate “lucanizzato” l’evento, nel duplice senso di cogliere il senso della presenza lucana lì e del valore che essa ha per noi qui, così realizzando eccellentemente la funzione di un giornale regionale. I miei complimenti.
Vedo, leggo e sento, però, pericolosi sintomi di una ricaduta nel peggiore provincialismo, dai quali fai bene a prendere le distanze.
La presenza del bravo Papaleo sul palcoscenico dell’Ariston e la piacevole e delicata melodia di Arisa, così come il suo secondo posto (ma non sarebbe stato diverso se avesse conquistato il primo), non hanno alcun effetto taumaturgico sulle sorti della Basilicata.
Non vorrei che erigessimo un nuovo totem o ci preparassimo un altro alibi.
Il presente e il futuro della Basilicata dipendono da come governiamo il suo territorio, dall’impiego delle risorse di cui disponiamo o che sappiamo attrarre, dalle opportunità che offriamo, dal funzionamento delle istituzioni, dalla qualità dei servizi che apprestiamo, dalle competenze che attiviamo e via dicendo.
Tutte attività e opere che nulla hanno a che fare con la cinque giorni sanremese.
L’Emilia Romagna non è quella che è perché ha dato i natali ad un grande cantante, sulla ribalta nazionale da oltre 50 anni, e di casa a Sanremo, come concorrente o presentatore, e la Sicilia non ha modificato la sua fisionomia e la su immagine per aver avuto Pippo Baudo (o recentemente Fiorello) a spopolare in festival e TV.
Ambasciatori lucani famosi sono preziosi “conduttori” di messaggi, ma il contenuto di questi lo scrivono la cultura, l’economia e la politica che il popolo e le classi dirigenti della Basilicata si sanno dare.
Lo annoto per evitare futili, inutili e fuorvianti tormentoni e per non distrarci dalle tante scadenze e dai troppi problemi che attendono risposte che non arrivano o che, come più di qualche volta è accaduto e purtroppo forse ancora accadrà, giungono tardive o inadeguate, non certo per sminuire il talento e il successo dei due protagonisti lucani a Sanremo.
Che ci dicono proprio questo: puntare su qualità, capacità, ingegno.
Vedremo presto se abbiamo compreso la lezione.



in più aggiungerei questo all’articolo di Enzo che condivido pienamente..
le persone di spettacolo lucane di cui stiamo parlando NON VIVONO IN BASILICATA, vale a dire che sono emigrate altrove quando c’erano gli stessi problemi di oggi.
per fare teatro, musica, cinema, etc. non ci sono qui strutture, poli, risorse, , TUTTO PER NOI é PIONERISTICO.
quindi altro che la Lucania….cerchiamo di investire fondi nella cultura seriamente, e, come dice l’Economo della Cultura prof. Luigi Sacco, non solo ai fini dell’intrattenimento turistico!!! l’arte non è una cosa che procede a comando, non è un fattore di commercio, non è commercializzabile quando è un prodotto autentico anche se per pochi…. chissà se dobbiamo essere ottimisti o meno…