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Il consenso a Monti e il domani che ci aspetta

di Enzo Santochirico

Il consenso a Monti e il domani che ci aspetta

Secondo l’indagine di Demos, l’istituto diretto da Ilvo Diamanti, pubblicato ieri su Repubblica e che riportiamo sul sito, l’80% degli italiani promuove il governo Monti. Addirittura l’85% ritiene che debba portare l’Italia oltre la crisi, ma i due terzi ritengono che sia una “eccezione democratica”.
L’ampio consenso è collegabile alla disillusione berlusconiana e all’ancora insufficiente appeal dell’opposizione, ma un po’ – aggiungo io – a quell’illusione sciamanica che accompagna i momenti di crisi, nei quali è facile riporre attese messianiche in angeli vendicatori (o giustizieri).
E’ presto per dire se questo consenso, alimentato dal senso di liberazione antiberlusconiano e dal disorientamento dell’elettorato di centrodestra, si manterrà su questi livelli quando, nei prossimi giorni, il governo comincerà concretamente ad adottare misure per corrispondere all’attesa dei mercati e dei governi forti, continentali e d’oltreoceano.
Così come sarà interessante verificare se il trend dei partiti che oggi l’indagine rileva (crescita del PD, dato a quasi il 30%, e dell’UDC, oltre il 10%, che hanno fortemente voluto questo governo, e calo di PDL, Lega, SEL e, in minor misura, IDV, che l’hanno subito o avversato) rimarrà stabile o oscillerà e come.
Un’ampia fetta del PD, quella liberal-moderata-cattolica, sedotta dalla fascinazione tecnocratica, sembra pronta a lanciare una nuova OPA sul polo “progressista”.
La sinistra, quella che sta nel Pd e quella fuori di esso, riflette e teme l’ approdo neocentrista.
Abbiamo già detto, insieme ad altri, che c’é un prezzo da pagare per uscire dalla crisi di tenuta e di credibilità nella quale versa l’Italia e per affrancarsi dall’era berlusconiana.
Altro è affidare a questa “eccezione democratica” il compito di prefigurare, delineare e realizzare il nuovo volto politico dell’Italia e del centrosinistra in particolare.
L’esercizio del pensiero e dell’iniziativa politica, già da domani, hanno perciò un chiaro campo: da una lato, sostenere le misure di risanamento nel segno dell’equità sociale e quelle di rilancio che puntano su occupazione, sostenibilità, mezzogiorno, avversando tentativi di conservare o aggravare l’ingiusta redistribuzione e gli squilibri territoriali dei decenni scorsi; dall’altro, insistere nel rinsaldare un’alleanza forte e inclusiva di centrosinistra, per restituire al più presto respiro e prestigio alla democrazia e alla politica (sicché anche in loco il problema non è auspicare improbabili commissariamenti, ma trovare modi e forme per riformare la politica e rinnovare il centrosinistra).
Sarà anche il tempo per ricordare che – oltre ai mercati, allo spread, ai BPT – ci sono le forme di neorazzismo di ritorno, che segnala l’indagine Unicef, oppure il rischio di povertà di un bambino su cinque ( su 10 milioni circa di bambini, il 24,4% è a rischio povertà, il 18,3% vive in povertà, il 18,6% in condizione di deprivazione materiale e il 6,5% in condizione di povertà assoluta), secondo l’allarme lanciato da Save the Children nel secondo «Atlante dell’infanzia a rischio» (ieri è stata la «Giornata dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza», senza che molti se ne siano rammentati).
O anche l’aumento vertiginoso delle sofferenze bancarie, cresciute di quasi 30 miliardi in una anno, superando quota 100 Md, come segnala Bankitalia, con particolare incremento di quelle delle famiglie consumatrici (+ 46,3% in un anno, percentuale superiore sia a quella delle imprese che delle famiglie produttrici), segno evidente che la crisi morde tutti, ma non tutti nello stesso modo.

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Discussione

  1. angeloc  21 novembre 2011

    il paese é in crisi ..da un bel pò e sembra che vada sempre peggio. La crisi tocca un pò tutti imprese, artigiani, professionisti e pure lavoratori pensionati e GIOVANI. Le analisi sono tra le più disparate, approfondite, lette rilette e variamente illustrate. Il sud paga il prezzo più alto ed anche in questo caso gli indicatori sono più che eloquenti.
    La cura quale é la CURA ?
    Monti dice che il suo governo lavorerà in continuità con il governo precedente, aggiunge , certo, coinvolgendo tutti e introducendo principi di equità.
    Tutto questo consenso mi preoccupa, le priorità indicate tracciano una via già vista, si colpisce dove é più facile: consumi, pensioni, casa – ci manca la benzina e le sigarette.
    I patrimoni ? le rendite ? i supermanager ?……………………………………….. e per finire senza fare demagogia vitalizi, cumulo di vitalizi e indennità, super retribuzioni.

    Non mi aspetto da Monti cose di sinistra , ma almeno la sinistra non dica e sostenga cose di destra !

  2. Antonio  21 novembre 2011

    Scusami Enzo, discorso interessante ma devo porti due o tre quesiti semplici. Così, giusto per provare a capirci: (1) quando si dimette Restaino?; (2) quando si dimette tutta la giunta De Filippo?; (3) essendo anche tu da (almeno) 7 anni un importante esponente politico del centrosinistra e del Pd lucano, prevedi che ci vorrà ancora molto tempo prima di “trovare modi e forme per riformare la politica e rinnovare il centrosinistra”?
    Insomma, i commissari non sono auspicati ma più semplicemente conseguiranno, eventualmente, dall’ inerzia e dall’incapacità di rinnovare del ceto politico lucano.
    L’Italia (e la Grecia) non subiscono alcuna fascinazione tecnocratica. Sono piuttosti paesi sull’orlo del fallimento economico e il governo del presidente serve a varare misure d’emergenza per evitare, ammesso che sia ancora possibile, il default. Almeno, io questo ho capito. E dato che il consenso dei cittadini è molto grande, per il momento, temo che la tua chiave di lettura sia un pò troppo eccentrica.

  3. Angelo  21 novembre 2011

    Una complessa equazione a cui aggiungere l’incognita Europa.
    Gli attacchi speculativi sono ai PIGS in particolare o all’Euro in Generale?
    Se è l’Euro, espressione di una Europa ancora divisa ma potenzialmente forte, il fulcro dell’attacco speculativo, la risposta non può che essere Europea e strategica mirata a far uscire rafforzato il ruolo politico delle istituzioni europee. Altrimenti, cadremo uno ad uno, Germania inclusa e del vecchio continente non resteranno che impoverite macerie.

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